• creativecommons_nateschramasamy

Chi siamo

Il progetto RiUscire

Conferimento Label Europeo delle Lingue 2016

La presenza di detenuti stranieri nelle strutture penitenziarie è in crescita nella maggior parte dei Paesi europei: attualmente si attesta al 40% del totale della popolazione reclusa (cfr. rapporto “Prison Education and training in Europe: current state of play and challenges” (GHK Consulting per la Commissione europea, 2013). Tale “sovrarappresentazione” degli stranieri all’interno dei contesti penitenziari, attribuibile senz’altro anche a percorsi di emarginazione cui approdano i migranti come gruppo a rischio di esclusione sociale (cfr. Talbot 2013), richiede una particolare analisi e interventi mirati al miglioramento della globalità della comunicazione all’interno del contesto penitenziario.

Il contesto penitenziario è infatti un contesto “superdiverso” per eccellenza per la presenza di soggetti con retroterra linguistico-culturali differenti al suo interno, con tutte le ulteriori difficoltà che da essa discendono: è un ambiente chiuso in cui la compresenza forzata degli individui genera un contesto problematico dal momento che la presenza di detenuti stranieri, e della conseguente diversità di cui sono portatori, viene collegata all’aumento di tensioni, conflitti e difficoltà comunicative, sia tra i reclusi tra di essi sia con il personale penitenziario.

E’ inoltre opinione diffusa che tale profilo di detenuto non possa raggiungere l’obiettivo del reinserimento nella società soprattutto a causa dello svantaggio linguistico che impedirebbe un reale immissione in ambiente lavorativo, interno o esterno al carcere, infatti in Italia i detenuti stranieri che accedono alle attività lavorative sono in numero ragguardevolmente ridotto rispetto agli italiani (nel 2013 su circa 11.000 detenuti lavoranti circa 4000 erano stranieri – Fonte: Dip.Amm.Penitenziaria- Sezione Statistica), lo stesso avviene per altri Paesi europei.

L’esperienza pregressa di ricerca del proponente e dei partner dimostra invece che è possibile sfruttare e valorizzare – ciò che si intende fare con RiUscire – la dimensione interlinguistica e interculturale del contesto penitenziario, trasformandolo in un luogo di risorse, emancipazione e rieducazione, attraverso azioni integrate di percorsi formativi rivolti a detenuti stranieri, personale penitenziario e docenti che operano in carcere, come indicato nelle RCE No.R (89) 12, sull’attività educativa negli Istituti Penali. In particolare si fa riferimento: attraverso la formazione linguistica di base e settoriale indirizzata ai detenuti stranieri agli articoli 1 e 5; attraverso la valorizzazione delle lingue e delle culture d’origine all’art.2; attraverso la formazione destinata ai docenti che operano in carcere all’art.4; con la formazione degli operatori indirizzata a dotarli delle chiavi di interpretazione indispensabili affinché possano essere compresi dai detenuti stranieri e possano a loro volta comprenderli, all’art. 8.

Obiettivi del progetto

Partendo dalla convivenza di lingue a culture in un luogo di soggiorno forzato si intende:

1) valorizzare e mettere a frutto il plurilinguismo e la diversità culturale insite in contesto penitenziario;

2) promuovere l’educazione degli adulti in contesto penitenziario attraverso la comunicazione interculturale tra gli attori sociali;

3) fornire agli operatori gli strumenti per una migliore comprensione dei processi di comunicazione con i detenuti stranieri;

4) fornire ai docenti una metodologia didattica finalizzata a ottimizzare i risultati dei percorsi di formazione rivolti al pubblico dell’apprendente “detenuto straniero”;

5) fornire ai detenuti stranieri un miglioramento delle competenze linguistico-culturali e delle abilità linguistico-professionali che ne favoriranno il reinserimento sociale e lavorativo una volta scontata la pena.

Il progetto contribuirà dunque a trasformare il contesto penitenziario europeo da luogo di esclusione e privazione a luogo di acquisizione di competenze anche specializzate e di preparazione al reinserimento sociale, come auspicato nella conferenza della CE di Budapest nel 2010 sulla promozione delle buone pratiche in carcere, “Pathways to inclusion”, e dalla Rec (2012)5 del Comitato dei Ministri agli Stati membri sul Codice Europeo di Etica per il personale penitenziario.

Si intende rispondere ai bisogni di tutto l’ambiente penitenziario – operatori penitenziari, docenti e detenuti stranieri – di dotarsi di strumenti che permettano la migliore comprensione reciproca per la comunicazione quotidiana di base e per il reinserimento/riqualificazione lavorativi.

Riguardo ai detenuti, è inoltre indispensabile costruire strumenti (Portfolio) che accertino i loro percorsi di istruzione pregressi e certifichino le competenze raggiunte.

L’innovatività è potenziata dall’elaborazione di approcci partecipativi e costruttivi, sfida non indifferente in un ambiente di per sé demotivante e povero di stimoli come il carcere, che rendano più attrattivi percorsi educativi e attività di training all’interno di tale contesto. Tali approcci produrranno buone pratiche finalizzate al contempo a rispondere ai bisogni di gruppi svantaggiati e di chi con essi si confronta nel quotidiano professionale: tre tipologie di soggetti con differenti esperienze professionali, competenze, obiettivi e compiti, accomunate da una mancanza di conoscenze sugli aspetti plurilinguistici e pluriculturali in cui operano/vivono e sulla loro potenziale ricchezza e spendibilità per lo svolgimento delle attività lavorative di routine quotidiane (operatori), per l’ottimizzazione dell’erogazione della formazione (insegnanti) e per la costruzione di competenze che permettano di accedere a quelle previste e auspicabili in carcere (detenuti).

Top